8/21/2009
Muore solo un amore che smette di essere sognato.
“Alcune coppie sono proprio tristi. Ma perché non si lasciano?”
“Perché insieme stanno male, ma soli spesso stanno peggio. È un peccato, perché ci sono molte cose belle nel rapporto a due”
“Il divorzio”
“E l’amante. No dài, dico sul serio. Ci sono coppie fantastiche. L’importante credo sia non entrare nel ruolo: fidanzato, fidanzata, marito, moglie”
“E cosa c’è di bello nella coppia, scusa?”
“La complicità, il senso di appartenenza. A me, per esempio, piace conoscere una persona a memoria”
“Come ti piace conoscere una persona a memoria? E la routine? La monotonia? Che cos’hanno di bello?”
“No, non parlo di routine o monotonia, ma di sapere a memoria una persona. Non so come spiegartelo, è come quando studi le poesie a scuola, in quel senso intendo a memoria”
“Questa non l’ho capita”
“Ma sì, dài, come una poesia. Sai come si dice in inglese studiare a memoria? By heart, col cuore”
“Anche in francese si dice par coeur…”
“Ecco, in questo senso intendo. Conoscere una persona by heart, a memoria, significa, come quando ripeti una poesia, prendere anche un po’ di quel ritmo che le appartiene. Una poesia, come una persona, ha dei tempi suoi. Per cui conoscere una persona a memoria significa sincronizzare i battiti del proprio cuore con i suoi, farsi penetrare dal suo ritmo. Ecco, questo mi piace. Mi piace stare con una persona intimamente perché vuol dire correre il rischio di diventare leggermente diversi da se stessi. Alterarsi un po’. Perché non è essere se stessi che mi affascina in un rapporto a due, ma avere il coraggio di essere anche un altro sé. Che poi è quel te stesso che non conoscerai mai. A me piace amare una persona e conoscerla a memoria come una poesia, perché come una poesia non la si può comprendere mai fino in fondo. Infatti ho capito che amando non conoscerai altro che te stesso. Il massimo che puoi capire dell’altro è il massimo che puoi capire di te stesso. Per questo entrare intimamente in relazione con una persona è importante, perché diventa un viaggio conoscitivo esistenziale. Quello che dice la tua amica Silvia delle porte da aprire.. capisci?”
“Uhmm… Sì, credo. Ma che ti hanno messo nel vino? Io sono incasinato, ma anche tu non scherzi. Per questo non stai con qualcuno, perché sei come Penelope che aspetta il ritorno del suo uomo”
“Magari fossi Penelope. È vero che ha aspettato, però poi quello che è arrivato a casa era Ulisse. Pensa a come si sarà sentita con lui in casa. che cosa avrà provato tra le sue braccia. Sicuramente si rendeva conto che lui la stava osservando anche se era di spalle. Magari stava lavando i piatti e lui era a tavola. Avrà sentito il suo sguardo addosso e che la stava amando. Si sarà sentita amata anche da uno sguardo invisibile. Qui invece rischi di aspettare anni e poi ti ritrovi in casa uno che non sa nemmeno riparare un rubinetto o che fa finta di niente e non dice una parola anche quando le cose vanno male. Il problema non è quanto aspetti, ma chi aspetti”
Il giorno in più.
Fabio Volo.
Ecco perchè amo i suoi libri. E' come se mettesse per iscritto i miei pensieri, senza saperlo.